Meningoencefalite da zecca: casi in aumento in Europa

Ixodes-ricinus

Aumentano in Europa i casi di meningite da zecca trasmessi dal vettore Ixodes Ricinus. Le aree più arischio sarebbero quelle dell’Austria, della Slovenia e del Triveneto, ma fortunatamente in Italia abbiamo solo il ceppo meno aggressivo. Il virus di questa meningoencefalite da zecca appartiene alla famiglia Flavivirus.

A causa dell’aumento del numero di segnalazioni di meningoencefalite da zecca, l’Unione Europea ha chiesto di monitorare e registrare i casi accertati. Esistono tre varianti del virus, quella più aggressiva si trova nell’Est Europa e in Russia.

Fabrizio Pregliasco, ricercatore del Dipartimento di Scienze biomediche all’Università degli Studi di Milano, ha dichiarato: “La meningoencefalite è una malattia non facile da diagnosticare perché dà una sintomatologia simil-influenzale: una leggera febbre, mal di testa, dolori muscolari che compaiono a distanza di 7-14 giorni dal morso, cui può seguire una seconda fase con l’interessamento del sistema nervoso centrale e possibili danni permanenti o invalidanti. È una patologia che sta emergendo nell’evidenza dei numeri, ma è ancora sottostimata perché molti casi lievi non vengono registrati”.

Nella seconda fase poi della malattia, che potrebbe comparire anche a distanza di settimane, ecco che arriva la febbre alta, il mal di testa, la confusione mentale, il dolore alla schiena e alla nuca, la paralisti degli arti e in alcuni casi anche la morte.

Essendo una malattia virale, non ha una terapia specifica: la cura è sintomatica. Però esiste un vaccino, di cui c’è anche la versione per bambini, soprattutto indicato per chi va nelle zone a rischio, per esempio in Friuli, Trentino e Veneto.

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